E’ chiaro a tutti che in sede di dichiarazione dei redditi (mod. Unico o 730) si calcolano e si versano le imposte sui redditi prodotti nell’anno precedente. Ad esempio nel 2025, con la dichiarazione Unico 2025, si liquidano le imposte per i redditi prodotti nel 2024. Fin qui tutto estremamente chiaro, e anche condivisibile.

Il problema nasce quando contestualmente ai saldi ci si chiede di versare anche gli acconti… l’anno non è ancora finito, sono già alle prese e magari in difficoltà col versamento delle imposte a saldo, perché vengono chiesti anche gli acconti? Il primo in estate insieme al saldo della dichiarazione, ma soprattutto il secondo acconto a fine novembre… perché, a quale titolo, quale il motivo? In realtà quella che sembra una inutile e odiosa vessazione nei fatti non lo è. Tentiamo di capirne il motivo.

Se prendiamo ad esempio la situazione di un lavoratore dipendente sappiamo che non percepisce tutto intero il proprio stipendio ma ogni mese, in corrispondenza di ogni busta paga, subisce delle trattenute mensili. Se guadagnasse ad esempio 1.000 euro e imposte e contributi a carico ammontassero a 200 euro, percepirà 800 euro. In sostanza un lavoratore dipendente (o un pensionato) viene tassato esattamente nel momento in cui percepisce il reddito.

Chi invece ha partita iva ricava direttamente dal mercato i propri guadagni e non subisce alcun prelievo alla fonte a meno di essere ad esempio un professionista non forfettario che subisce ritenuta del 20% sui compensi percepiti dai propri clienti sostituti d’imposta. Se invece sono un imprenditore, o soprattutto una partita iva forfettaria, nel momento dell’incasso dei miei compensi o corrispettivi non subisco alcuna ritenuta, fatturo 1.000 e incasso 1.000. Ecco, gli acconti servono proprio a questo, a “riequilibrare” un po’ la situazione e a far pagare imposte e contributi dovuti sui propri redditi in un momento un po’ meno lontano dal quando li si è percepiti:
in estate ossia in sede di versamento del saldo sui redditi dell’anno precedente io vengo chiamato dallo Stato a versare la quota di imposte sui ricavi che, grossomodo, per semplificare, si presume abbia percepito nel periodo 1 gennaio – 30 giugno. E’ il primo acconto;
– il 30 novembre, quando si avvicina quindi la chiusura dell’anno, vengo invece chiamato a versare il secondo acconto, quello che di fatto si riferisce ai redditi che si presume io abbia percepito dal 1 luglio a fine anno. In questa occasione, visto che ci si trova vicini alla fine dell’anno, è anche possibile calibrare/ridurre il versamento se si stima che i redditi percepiti nell’anno corrente abbiano subito un calo di una certa consistenza rispetto a quelli dell’anno precedente.

Tutto questo non avviene così semplicemente come è stato descritto, ma in base a complessi calcoli che stimano imposte e contributi da versare innanzitutto facendo riferimento a quanto si è guadagnato l’anno precedente (criterio storico). Per questo motivo saldi e acconti vengono determinati contestualmente ed una crescita dei primi fa schizzare in alto anche i secondi. Questo che è appunto il criterio di determinazione degli acconti su base storica può però essere superato se il contribuente – in base a proprie stime reddituali – riscontasse un calo dei redditi nell’anno in corso rispetto a quelli percepiti l’anno precedente (criterio previsionale).

NB: per non farsi trovare impreparati quindi è sempre consigliabile accantonare le somme non solo per i saldi ma anche per gli acconti che stanno maturando sui ricavi che si stanno realizzando.